Crisi: oltre 10 mila disoccupati in provincia di Belluno

I dati più che preoccupanti, riferiti al dicembre 2009, sono stati resi noti dal segretario della Camera del Lavoro provinciale, Renato Bressan per il quale «siamo ancora dentro la crisi».


VENERDI' 23 APRILE 2010 - Corriere delle Alpi

(di Paola Dall'Anese)
BELLUNO.
Sono più di 10mila i disoccupati in provincia di Belluno. I dati più che preoccupanti, riferiti al dicembre 2009, sono stati resi noti dal segretario della Camera del Lavoro provinciale, Renato Bressan per il quale «siamo ancora dentro la crisi».
 Disoccupati e inoccupati. Di questi 10.587 senza lavoro, ben 7.541 sono disoccupati mentre 3.046 sono gli inoccupati, cioè i lavoratori sospesi o in cassa. Dati che stridono fortemente con quelli forniti dalla Provincia. «Il problema», precisa Bressan, «è che nella lunga lista dei disoccupati palazzo Piloni non ha considerato gli inoccupati che sono 3.046. E quest’u ltimi sono a tutti gli effetti dei disoccupati, visto che percepiscono dall’Inps un’indennità di disoccupazione».
 Tasso di disoccupazione. Cresce anche il tasso di disoccupazione che dal 6.7% del 2008 è salito al 10.7% nel 2009. In flessione il tasso di occupazione, passato dal 64.9% del 2008 al 63.6% dell’anno scorso. «Ricordiamoci che il tasso di occupazione, secondo il trattato di Lisbona, deve tendere al 70%», precisa il segretario Cgil.
 Negativo (-2000) anche il saldo tra avviamenti e cessazioni nel 2009.
 La mobilità. Un dato leggermente in controtendenza arriva dall’andamento degli inserimenti in mobilità in provincia. Se il primo trimestre 2009 ha chiuso con 476 inserimenti, i primi tre mesi del 2010 hanno registrato una lieve diminuzione (339). Centotto le richieste di intervento per crisi aziendale dal primo gennaio 2010 al 22 aprile scorso, che interessano 3.848 lavoratori.
 Le ore di cassa integrazione. Aumentano anche le ore autorizzate di cassa integrazione sia ordinaria che straordinaria nel primo trimestre 2010 che ammontano complessivamente a 1.678.601. Erano 1.524.440 nello stesso periodo del 2009. «Il che significa che la crisi è ancora in atto e sta interessando non solo il settore produttivo, ma anche quello commerciale e amministrativo visto che sono aumentati gli impiegati messi in cassa», precisa Bressan.
 I dati, quindi, parlano di un’emergenza in corso, per uscire dalla quale «è necessario conoscere bene quale sia la situazione economica e lavorativa del nostro territorio per poter approntare delle soluzioni mirate. Anche perchè», precisa il segretario della Camera del Lavoro, «dobbiamo tenere bene a mente che dobbiamo cercare di salvaguardare il settore dell’industria e del manifatturiero, senza il quale nessun altro settore va avanti. Va bene parlare di turismo, di commercio ma tutti questi settori sono secondari rispetto all’industria, che è il traino della nostra economia».
 Alberghiero in caduta. La crisi infatti sta mietendo molte vittime nei servizi. «Il 2009 si è chiuso con un pesante calo di fatturato per il comparto alberghi che ha registrato un -15% (rispetto a un dato medio veneto pari a -13.4%). Calo del 2% anche per il commercio al dettaglio, e del 5.9% della produzione nel settore industriale.
 La povertà. Ma il quadro si complica se si guarda ai redditi delle famiglie. «Dalle prime denunce raccolte ai nostri Caaf», conclude Bressan, «si evince che sta diminuendo la capacità di reddito da lavoro dipendente. Il che significa che le famiglie si stanno impoverendo sempre di più, e così pure la nostra provincia».
 Bressan invita, quindi, gli enti locali «a fare meno chiacchiere e più fatti, mettendo in campo risorse e politiche attive del lavoro».

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